Psicologia Per Tutti - Studio di psicologia e psicoterapia

La costruzione dell'identità nel gruppo con adolescenti

Come teorizza E. Erikson (1968), un problema centrale in adolescenza è la ricostruzione della propria identità attraverso un sistema nuovo di riferimenti esterni o interni: non c’é adolescenza senza il rimaneggiamento del narcisismo e la messa in discussione del sistema di idealizzazione. P. Jeammet (1997) e P. Privat (1998) specificano che l’adolescente mette in discussione le gratificazioni narcisistiche dell’infanzia, in particolar modo quelle che provengono dai genitori e dalle rappresentazioni parentali interne.


Il gruppo aiuta allora in questo processo permettendo il confronto, offrendo ai suoi membri un supporto di stimoli sociali maggiori, elemento non trascurabile soprattutto quando i ragazzi provengono da ambienti sociali poco stimolanti o isolati.

Secondo D. Marcelli (1994) e P. Privat (1998) la varietà dei componenti del gruppo e la presenza del conduttore possono fungere da differenziatori tra sé e l’altro, tra le proprie rappresentazioni interne parentali e quelle degli altri, e rendere possibili nuove identificazioni.

L’esternalizzazione insieme ad altri, di parti di sé intollerabili come i sentimenti di odio, di vendetta, gli attacchi squalificanti contro le figure parentali, danno all’adolescente la possibilità di imparare ad accettare maggiormente se stesso e le sue parti non conosciute. All’interno del gruppo, pertanto, la propria diversità non è più sentita come patologica ma inizia ad essere percepita come problematica comune che può essere affrontata insieme. Vista la varietà dei soggetti, l’adolescente potrà sicuramente riconoscersi in qualcuno, che verrà così ad assolvere la funzione di oggetto-sé, secondo la definizione di Kohut (1984), e ciò gli permetterà di vivere uno scarto ridotto tra sé e l’altro. Al riguardo Malcom Pines (1982) parla di “mirroring”, un processo che si riferisce non solo alla possibilità di identificare le proprie problematiche con quelle altrui, ma anche a quella di osservare dall’esterno la problematica di interesse e le sue relative dinamiche.

Più in generale tutti gli autori concordano nel ritenere che la condivisione con gli altri, degli stessi bisogni, degli stessi sentimenti, degli stessi meccanismi di difesa – scissione, proiezione, idealizzazione – diviene un supporto per il sé dell’adolescente ancora scarsamente coeso. Ciascun membro con il tempo tende a sentire il gruppo come un sostegno, in grado di comprenderlo e incoraggiarlo, e sceglierà di utilizzarlo anche come proprio supporto narcisistico.

Erikson E.H. (1968) Gioventù e crisi d’identità,  Armando, Roma, 1974

Jeammet P. (1997) Ideale dell’Io e processo di idealizzazione in adolescenza. Adolescenza 8 (3)

Marcelli D., Braconnier A. (1996) Adolescenza e psicopatologia, Masson, Milano

Neri C. (1979) La torre di Babele: lingua, appartenenza, spazio-tempo nello stato gruppale nascente. Gruppo e Funzione Analitica, VII, 1

Neri C. (a cura di) (1983) Prospettive della ricerca psicoanalitica di gruppo, Kappa, Roma

Neri C. (1987) Interazione contenitore-contenuto e contenimento fusionale. In Neri C., Correale A., Fadda P. (a cura di) Letture Bioniane, Borla, Roma

Neri C. (1998) Gruppo, Borla, Roma

 

Daniela Grimaldi

Pines M. (1982) La Specularità nella psicoterapia gruppo-analitica. Quaderni di Psicoterapia di Gruppo, 1, 1983

Privat P. (1998) Il bambino, l’adolescente e il gruppo. Convegno Gruppi terapeutici con adolescenti, Roma, 30 Maggio

 

Collaborano con noi

Cerca

Contatti

Studio di Psicologia Clinica e Psicoterapia

Via Lorenzo Il Magnifico, 42 - 00162, Roma

Per informazioni :   389 8842361

Eventi